
Negli ultimi tempi non si fa altro che parlare della nuova tassa di 2 euro su ogni pacco venduto, una misura che il governo vorrebbe inserire nella prossima Legge di Bilancio 2026. Sui social network e sui quotidiani le opinioni sono contrastanti: c’è chi la vede come un disastro totale per il commercio elettronico e chi pensa che, alla fine, non cambierà nulla [00:11].
Ma qual è la verità senza giri di parole? In questo articolo faremo chiarezza su cos’è questa imposta, da dove nasce, chi la pagherà realmente e come potrebbe stravolgere le abitudini di consumatori, resellers e grandi marketplace [00:41].
Da dove nasce la tassa sui pacchi di 2 euro?
La proposta non è nata dal nulla. Durante i lavori sulla manovra finanziaria per il 2026, il governo si è trovato ad affrontare un fenomeno in crescita esponenziale: l’enorme afflusso di pacchi a basso costo provenienti dall’Asia, in particolare da piattaforme ultra-low-cost come Shein, Temu e AliExpress [01:36].
Spesso si tratta di spedizioni di piccolissime dimensioni e dal valore irrisorio (tra i 10 e i 20 euro), che tuttavia richiedono un notevole lavoro amministrativo, di registrazione e di sdoganamento [01:57]. Inizialmente, l’idea era quella di tassare unicamente i pacchi extra-UE, ma le rigide normative europee sulle barriere commerciali e sui dazi lo hanno impedito [02:21].
Per ovviare al blocco europeo, la misura è stata rimodulata: la tassa si applicherà a tutti i pacchi con un valore inferiore ai 150€, sia in entrata che in uscita, inclusi i pacchi spediti all’interno dello stesso territorio nazionale [03:09].
Come funziona la tassa e la soglia dei 150€
La regola, sulla carta, è molto semplice e non tiene conto del peso del pacco, del corriere utilizzato o della velocità di spedizione [03:40].
- Il criterio unico è il valore: Se il contenuto del pacco vale meno di 150€, scatta la tassa di 2€ [03:40].
- Nessuna distinzione geografica: La tassa si applica sia a un pacco che viaggia da Shanghai a Torino, sia a un ordine spedito da Amazon a Roma o a una spedizione nazionale tra Milano e Torino [04:09].
Perché proprio 150€? Questa cifra rappresenta la soglia comunitaria per i cosiddetti low value items (beni di modico valore), ovvero quelle merci che generano costi di gestione burocratica e informatica proporzionalmente più alti rispetto al valore effettivo dell’oggetto stesso [04:29]. I 2€ nascono quindi come una sorta di “contributo” stimato dallo Stato per compensare le spese amministrative e di smistamento [04:54].
Chi pagherà davvero la tassa sui pacchi?
Tecnicamente, il soggetto su cui grava l’imposta è chi effettua la spedizione (il venditore, l’e-commerce o il marketplace) [06:00]. Tuttavia, le dinamiche di mercato suggeriscono uno scenario molto diverso.
Se un venditore si trova a sostenere un costo fisso extra, è altamente probabile che questo venga ribaltato sul consumatore finale [06:13]. Questo potrebbe tradursi in:
- Un aumento diretto del prezzo dei prodotti [06:23].
- Costi di spedizione più elevati [06:23].
- L’introduzione di un importo minimo d’ordine più alto per evitare il balzello [06:23].
Mentre colossi come Amazon potrebbero teoricamente assorbire o “nascondere” la tassa all’interno dei loro abbonamenti o servizi, piattaforme basate interamente sul micro-shopping come Shein o Temu saranno costrette a rivedere totalmente la propria strategia commerciale [06:46].
L’impatto sui piccoli acquisti e sul Low Cost
Il vero problema di una tassa fissa emerge sui prodotti economici [07:12]. Se si acquista un oggetto da 3€, dover aggiungere 2€ di tassa fissa stravolge completamente la convenienza dell’acquisto online [07:04].
Questo scenario colpirà duramente lo shopping compulsivo di piccoli oggetti e l’abbigliamento low cost, spingendo gli utenti a raggruppare gli ordini in spedizioni più grandi o, in alternativa, a riscoprire i negozi fisici di prossimità, che potrebbero godere di un piccolo vantaggio competitivo [07:41, 08:35].
Cosa succederà nei prossimi mesi?
È fondamentale fare una precisazione: questa legge non è ancora definitiva [09:01]. Al momento si tratta di una proposta inserita nel testo della Legge di Bilancio e il Parlamento ha la facoltà di modificarla, emendarla o persino cancellarla durante l’iter di approvazione [09:01].
Le ipotesi sul tavolo da qui all’inizio del 2026 sono principalmente tre:
- Approvazione con modifiche: La tassa viene approvata ma vengono inserite esenzioni particolari, soglie differenziate per i marketplace o meccanismi di tutela per le spedizioni esclusivamente nazionali [09:25].
- Intervento dell’Unione Europea: Come già accaduto per altre normative nazionali, l’UE potrebbe chiedere all’Italia di rivedere la misura [09:47].
- Cancellazione della norma: Lo scenario meno probabile, dato che il governo punta in modo deciso su questo tipo di entrate fiscali per far quadrare i conti [09:56].
Conclusioni
La tassa di 2€ non è semplicemente un titolo da clickbait sui social, ma una manovra che rischia di ridisegnare la logistica, i modelli di business degli e-commerce e le abitudini quotidiane dei consumatori italiani [10:25]. Se entrerà in vigore senza correzioni, diremo addio ai micro-acquisti online a cuor leggero [10:49].
E voi cosa ne pensate? Questa tassa cambierà il vostro modo di fare shopping online o continuerete ad acquistare come prima? Fatecelo sapere nei commenti!
Per approfondire le dinamiche del mercato online e scoprire i trucchi del mestiere, vi invitiamo a guardare il video completo su YouTube del canale Reseller Mania.
